Il divano Asmara di Bernard Govin

divano Asmara Ligne Roset Bernard Govin
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Un nuovo modo di vivere!” è stata l’introduzione riservata nel 1968 da Vogue America al divano Asmara di Bernard Govin definito all’epoca un vero e proprio oggetto extraterrestre.

Dopo un lungo periodo durante il quale era presente solo nelle collezioni del Musée des Arts décoratifs, Asmara torna ora alla grande collezione per il 160° anniversario di Ligne Roset. Nostalgici, collezionisti, appassionati di co-working e soprattutto visionari vorranno cogliere l’occasione per riscoprire questa mitica seduta, il suo comfort ulteriormente migliorato dalle ultime innovazioni del reparto R&D di Ligne Roset.

Un divano dalla bassa seduta, dove le forme concave avvolgono quelle del corpo, dal perfetto connubio tra estetica e relax. Un’icona di design da riscoprire e inserire (per chi ne avesse le possibilità) nel proprio living!

Quando acquistiamo un divano, tendiamo a puntare sulla praticità: è comodo? Mi piacerà tra dieci anni? Il tessuto è resistente? Come ci sta nel soggiorno? Nessuno di questi quesiti però cerca di approfondire un altro aspetto: è divertente?

Asmara non è un divano tradizionale ma ne è un’ottima alternativa, un’opera d’arte a se stante: una serie di forme astratte che formano una seduta più grande di quando serve, con cuscini amorfi giganti a farne di complemento.

Anche se dobbiamo notare che non si tratta di un’idea del tutto originale, in quanto il divano è stato già sfidato (e con successo!) da icone come “Terrazza di De Sede di Ubald Klug e Ueli Berger degli anni ’70, Asmara in realtà, non è solo un divano ma un vero e proprio mobile componibile che ancora stupisce per la sua forma curva e l’aspetto quasi extraterrestre.

Olivier Roest, direttore generale di Ligne Roset, descrive questo pezzo come “inventivo, lirico e rivoluzionario” e spiega che è “ideale per una vita flessibile a pianta aperta, trasformandosi da un’isola per rilassarsi con amici e famiglia, a una fila di sedili avvolgenti di basso livello in stile cinematografico”.

Nel 1966, quando l’architetto d’interni Bernard Govin presentò a Ligne Roset un concetto di seduta modulare, aveva in mente il relax flessibile. “Ho vissuto a lungo in stile studentesco: anche se avevamo dei posti a sedere, ci lasciavamo ciondolare sul pavimento”, dice.

Considerato un simbolo di anticonformismo e dell’impulso primordiale di riconnettersi con la terra rotolandosi nell’erba, il design è stato un successo.

La composizione è formata da cinque moduli riconfigurabili: convessi, concavi, lombari, con schienale alto, semicircolari; sono formati da poliuretano espanso ad alta resilienza con trapuntatura in poliestere, poi rivestiti da tessuti jersey elasticizzati con cuciture a doppia cucitura.

Le linee fluide abbracciano il corpo, sia seduto in posizione eretta su una sedia indipendente o sdraiato su un paesaggio tentacolare.

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